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:: le nostre news ::


Fringe, Find The Pattern

Postato il 08/06/2009 da Hawk   (PM)



Il progresso tecnologico è come un’ascia nelle mani di un pazzo criminale. [Albert Einstein]

Qual è il confine tra scienza e fantascienza? Qual è il confine tra ciò che è possibile e ciò che è solo immaginabile? In che modo si può ridurre questo divario e avvicinarsi all’impossibile? C’è solo un modo: il progresso tecnologico. Ciò che il progresso tecnologico può dare è qualcosa di incommensurabile e le cose che al momento ci paiono impossibili sono tali solo perché non le abbiamo ancora esplorate. La scienza e la tecnologia si sono evolute a tal punto da essere quasi incontrollabili. In questo contesto si situa la Fringe Science (scienza di confine), cioè l’insieme di studi e teorie che sono ai “confini” delle principali scienze, universalmente e convenzionalmente riconosciute, e che pongono in oggetto discipline che si allontanano dalla comune ricerca accademica. C’è chi la definisce pseudoscienza o parascienza, chi ciarlataneria, ma la scienza di confine esiste, e ciò che riteniamo assurdo adesso, potrebbe non esserlo più in futuro.

Su queste basi si muove Fringe, ultima serie del celebre J.J Abrams, già creatore di Alias e Lost. Infatti nel corso della serie (per ora solo la prima stagione) vengono toccati tutti i temi tipici della scienza di confine (fantascienza): telepatia, telecinesi, mutazioni, proiezione astrale, multiverso, teletrasporto. Questo solo per citarne i meno bizzarri. Nonostante il creatore in comune, Fringe non è da accostarsi a Lost. L’ultima di JJ non possiede il livello di complessità della trama dei losties, seppure gli episodi siano ricchi di spunti, indizi e misteri, la differenza tra le serie in questo senso è palpabile e chiara. Lo stesso Abrams dichiarò (ironicamente) di aver rivisto alcuni episodi di Lost e di non averci capito nulla, e che quindi Fringe sarebbe stato molto più semplice e lineare da seguire per lo spettatore. Questo non è necessariamente un male, anzi per molti è un pregio; è comunque una differenza che non deve essere per forza il metro di giudizio per questa serie, dato che è molto facile fare paragone con i lavori precedenti di Abrams, Lost in primis, ma anche Alias. Gli autori hanno mantenuto la promessa, infatti questa serie è sicuramente più “facile” di Lost; la struttura più verticale degli episodi (quasi da procedurale) rende meno problematica la visione per lo spettatore medio, una scelta dettata in parte anche dal network per aumentare il più possibile gli ascolti. Se vogliamo però trovare per forza un termine di paragone con cui confrontarlo, Fringe può più facilmente essere accostato ad X-Files. La FOX avevo proprio chiesto una serie di quel tipo; infatti, del celebre cult degli anni ’90, Fringe ricalca la tipica struttura narrativa: un procedurale investigativo (quindi a sviluppo verticale) con elementi paranormali/fantascientifici e con una mitologia (la trama orizzontale) a muovere gli eventi. Ma le similitudini finiscono qui. Tutto questo però non basta (ancora) a rendere Fringe un unicum, un nuovo caso telefilmico, un nuovo cult, inferiore da questo punto di vista anche ad Alias.
Sin dall’inizio la serie ha goduto, prima e durante la messa in onda, di una grossa campagna di marketing virale per la sua promozione: prima una versione preair del pilot rilasciata in rete accompagnata da un sondaggio sul sito della FOX che chiedeva di esprimerne un parere, poi una serie di spot radiofonici interrotti da una voce che diceva “Find the Pattern”, infine una serie di immagini promozionali molto particolari (tra queste una mano con 6 dita, una mela tagliata in 2 con due feti al posto dei semi, un fiore con un’ala di libellula al posto di un petalo) rilasciate sul sito ufficiale, che si sono poi rivelate essere un codice. In un secondo tempo, un misterioso personaggio, conosciuto come l’Osservatore, che appare nel quarto episodio della serie ed è presente solo per alcuni secondi in tutti gli episodi, ha riscosso così tanto successo tra i fan che il network ha pensato bene di piazzarlo in molti dei suoi programmi, tra cui una gara di nascar, una partita di football, e il famoso talent show American Idol.

Un’ evento sconvolgente a bordo del volo 627 avvia il pilot: un misterioso virus fa strage dei passeggeri, consumandone letteralmente tutti i tessuti (non i vestiti!). La scena in questione è davvero ben fatta, molto forte e d’impatto, ma allo stesso tempo contro indicata per i deboli di stomaco (una cosa da tenere a mente è che in Fringe gli autori non si risparmiano per niente, rendendo molte scene quasi splatter).
Per indagare viene istituita una task-force di diverse agenzie. A capo di questa, l’agente speciale Broyles coadiuvato degli agenti dell’FBI Olivia Dunham, John Scott e Charlie Francis. Durante l’indagine John viene esposto ad un ceppo del virus, cosi Olivia (col quale ha una relazione) inizierà una corsa contro il tempo per salvarlo. Durante le indagine viene a conoscenza di Walter Bishop, brillante scienziato che collaborò tempo addietro col governo USA in un progetto, la Kelvin Genetics, che si occupava di studiare possibili applicazioni della scienza di confine. Suo compagno di laboratorio era William Bell, adesso uno degli uomini più ricchi del mondo e a capo della Massive Dynamics, multinazionale all’avanguardia nello sviluppo di innovazioni tecnologiche. L’unico problema è che ora Walter si trova in un’ospedale psichiatrico, internato dopo che un’incidente nel laboratorio aveva portato alla morte di una sua assistente e quindi l’unico modo per comunicare con lui è trovare il figlio, Peter, un genio ribelle e senza fissa dimora. Walter, che aveva lavorato a qualcosa di simile durante la sua esperienza con la KG, aiuta a risolvere il caso e a trovare una cura per l’infezione.
Alla fine Olivia viene informata da Broyles che il volo 627 è solo uno dei tanti casi su cui la Fringe Division indaga da anni, e che è solo l’ultimo di una serie di strani episodi che vengono ricondotti allo “Schema”. Servendosi delle più moderne innovazioni tecnologiche, a volte persino sconosciute, qualcuno gioca a fare lo scienziato pazzo e usa il mondo come laboratorio e gli umani come cavie.

Questa è la premessa, ciò su cui è costruita la serie. In pratica abbiamo il “caso della settimana” (uno dei casi dello Schema), e le indagini dei protagonisti. Questa struttura verticale è persino abusata all’inizio della serie, sembra quasi di vedere tanti pilot, l’evoluzione dei personaggi e della trama è molto lenta. Questo, aggiunto a una durata supplementare degli episodi (quasi 50 minuti) rende il ritmo persino compassato in alcuni episodi. E’ stata la critica che più si è mossa alla serie nei primi mesi, ma grazie ai buoni ascolti ha potuto godere dell’ordine aggiuntivo di episodi che hanno praticamente cambiato la serie. Dopo il primo arco di puntate vengono uno ad uno introdotti tutti gli elementi fondamentali della trama, il caso della settimana rimane ma diventa il pretesto per andare più a fondo nella mitologia della serie, c’è più caratterizzazione dei personaggi e si indaga sul passato dei protagonisti, cosa che arricchisce il background della serie. Tutto questo comporta un salto di qualità notevole della visione, l’interesse per le vicende raccontate cresce esponenzialmente, il ritmo si fa più veloce e la mitologia si rivela essere davvero interessante. Per certi versi Fringe è, tra le serie che ho visto, quella che più è migliorata nel corso della stagione. Non solo, l’evoluzione della trama di cui parlavo prima è così repentina (quasi metafora della continua, veloce e disorientante evoluzione della scienza e della tecnologia), da cambiare il punto di vista del telespettatore. Infatti basta avere in mente la prima scene del pilot e l’ultima della season finale per rendersi conto del viaggio che si è fatto e che quello che si sta vedendo ora, era davvero difficile immaginarselo ad inizio stagione. Se questo significa stupire, di sicuro Fringe mi ha stupito ed è ora una delle serie che seguo con più interesse.

Probabilmente non sarà mai un cult del calibro di Twin Peaks, dello stesso X-Files o di Lost, ma non è questo ciò che gli si chiede. Fringe ha tutto per essere un ottimo prodotto di intrattenimento e una grande serie di fantascienza e le premesse per la seconda stagione sono davvero grandiose, e conoscendo Abrams sono sicuro che abbiamo appena cominciato a stupirci.

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Fringe, Imagine The Impossibilities

Postato il 29/05/2009 da eleprue   (PM)



Dr Walter Bishop: “Ogni cervello non è altro che un router elettronico a cui chiunque può connettersi.”

La nuova perla di JJ Abrams si chiama Fringe, un thriller fantascientifico ambientato nella fredda – quanto perfetta per questo serial TV – Boston.
Tutto ha inizio quando un volo internazionale, il volo 627, atterra all'aeroporto di Boston con tutti i passeggeri e i membri dell'equipaggio morti. L'agente dell'FBI Olivia Dunham (interpretata dalla bravissima Anna Torv) deve risolvere il caso e per farlo ha bisogno dell'aiuto del Dr Walter Bishop (John Noble, che abbiamo già visto ne Il Signore Degli Anelli), internato in un manicomio in quanto ritenuto pazzo a causa delle sue ricerche “ai confini della realtà”. Per tirarlo fuori, Olivia si mette in contatto con Peter Bishop (Joshua Jackson, conosciuto da tutti gli appassionati di telefilm per il suo ruolo in Dawson's Creek), il figlio di Walter. E' così che il trio al completo riesce a risolvere il caso, quando l'agente Phillip Broyles (Lance Reddick, presente anche in Lost) li ingaggia per qualcosa di più complesso. Il caso del volo 627, infatti, non è un caso isolato, bensì solo un pezzettino di un puzzle ancora tutto da comporre.

Ed ecco che, piano piano, iniziamo a scoprire qualcosa di più su tutti i personaggi.
Olivia Dunham è il ritratto della donna forte ed indipendente. Da piccola ha sparato al patrigno che picchiava la madre e questo l'ha portata a decidere di intraprendere questa carriera. Diventata agente dell'FBI, è riuscita a crearsi un dossier di tutto rispetto, con un numero incredibile di casi risolti, grazie alla sua intelligenza e perspicacia.
Peter Bishop, figlio di Walter, è un genio dal quoziente intellettivo altissimo, ma a differenza di suo padre non ha finito gli studi e ha usato la sua intelligenza per truffare ed entrare in giri poco raccomandabili.
Il Dr Walter Bishop, invece, potremmo definirlo uno scienziato incompreso, più che pazzo. Incompreso perché, a volte, la scienza considera tutto il sapere come finito, come non ci fosse più nulla da scoprire, rifiutando quindi tutto ciò che non riesce a spiegare etichettandolo come “paranormale” o “fantascientifico”. Spesso gli scienziati si dimenticano che molti avvenimenti sono inspiegabili sulla base delle conoscenze attuali e che il mestiere dello scienziato consiste, per l'appunto, nell'investigare su ciò che non si sa ancora spiegare. Il confine fra scienza e parascienza cambia con il cambiare delle conoscenze ed è proprio ciò che tenta di fare il Dr Walter Bishop, l'Einstein dei nostri giorni, giocandosi la credibilità e la carriera.
Come lui stesso dirà ad Olivia:

“Ascolti… nel caso andasse male… volevo… volevo dirle prima di procedere che io apprezzo moltissimo ciò che ha fatto. Si perdono molte cose lavorando in posti come questo; io ho perso la credibilità: capisci quanto sia importante quando non ne hai più.”

Ed è proprio in questo “confine” che il teletrasporto, la telepatia, la possibilità di parlare con i morti, lo spostamento degli oggetti con il pensiero, lo spostamento della realtà e tutto ciò che da sempre è stato considerato pura fantascienza, è possibile.
Essendo un altro prodotto della mente geniale di JJ Abrams è impossibile non pensare al cult Lost e non fare qualche paragone.
Più semplice da seguire rispetto a quest'ultimo, Fringe crea domande a cui risponde a fine episodio, permettendo così anche di saltare qualche puntata, pur mandando avanti una trama principale.
La parentela con Lost è però evidente in diversi casi: l'aereo misterioso dell'episodio pilota, i numeri ricorrenti, il fumo nero presente nella sigla, gli indizi ben nascosti e qualche altra chicca da non rivelare per non spoilerare nessuno.
“La Repubblica” ha scritto: "... ci sono anche studi che dicono che la tivù rende più intelligenti ed è una fonte di intrattenimento di qualità, con show come Lost, che abituano il pubblico a un livello di complessità che un telespettatore di trent'anni fa non sarebbe stato in grado di capire”.
E, infatti, la semplicità di Fringe rispetto a Lost non è un pregio, ma neanche un difetto, semplicemente priva il pubblico di un'esperienza unica e irripetibile com'è stata quella dei Losties. Unica ed irripetibile perché l'enorme puzzle da ricostruire - scomposto in maniera eccezionale - la cura maniacale nei dettagli, negli indizi sparsi, nella sceneggiatura, la fotografia cinematografica, i personaggi così vari eppure così simili, i riferimenti storici, filosofici, religiosi, mitologici, sono impossibili da ricreare e, semplificare la trama, rendendola più “decifrabile”, fa risaltare ancora di più la differenza fra i due show, soprattutto agli occhi degli spettatori di Lost, abituati a dei ritmi molto più incalzanti. Ma si sa che la maggior parte dei telespettatori non ha la pazienza - o la concentrazione giusta - per seguire un prodotto complesso come Lost, “costringendo” quindi JJ Abrams ad adeguarsi, pur cercando di non rinunciare al suo inconfondibile stile. Ed infatti Fringe - nonostante non abbia le carte in regola per divenire un cult come Lost - è pur sempre nato dalla mente geniale di JJ Abrams e ciò non si può ignorare.
Se prima la TV si discostava parecchio dal cinema, si può dire che è stato proprio grazie ad Abrams che la linea sottile che divideva telefilm e film adesso non esiste più. Nel 2004, infatti, la ABC ha investito più di 10 milioni di dollari nell'episodio pilota di Lost e, nel 2008, 10 milioni di dollari per il pilot di Fringe. Cifre che un tempo si potevano solo sognare nel mondo dei telefilm e che adesso rendono alcuni prodotti telefilmici di gran lunga migliori di certi film per il cinema.
Sebbene sia partito un po' in sordina, Fringe inizia a prendere forma e a migliorare sempre di più da metà 1^ stagione in poi. Rinnovato per un'altra stagione di 22 episodi, la 2^ season si preannuncia entusiasmante e ricca di verità da scoprire, verità che forse sono davvero fra noi ed aspettano solo di essere scoperte, portando a chiederci: “E se la fantascienza diventasse realtà? Se la fantascienza fosse già realtà, una realtà a noi tenuta nascosta?”
Non ci resta che allacciare le cinture ed assistere ai casi sui quali Olivia dovrà ancora indagare. Casi inspiegabili e sempre più frequenti, facenti parte di uno “schema”, perché quella che viene definita “fantascienza” potrebbe, invece, essere una realtà pericolosa usata per effettuare esperimenti sul mondo intero.


Olivia: "I've been trained for a lot - hostage crises, terror campaigns, suicide bombers, chemicals attacks, but, you know the things I have seen since I started working for you... If I'm gonna do this job, I need to know what it is I'm dealing with!"

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