Sherlock Holmes BBC 2010 Miniserie

Niente mantellina di
tweed, niente pipa e la lente d’ingrandimento è molto futuristica.
Basil Rathbone è un lontano ricordo, Michael Caine una sfumatura rimpianta, il giovanissimo Nicholas Rowe (quello di Piramide di Paura) un accenno sussurrato.
Ma soprattutto nessun clone di Robert Downey Junior, ringraziando iddio.
Cosa ci rimane?
Semplicemente la migliore miniserie del 2010.
-------------------------
Nel 2009 due signori discutevano animatamente sul treno First Great Western che da Londra li portava tutti i giorni alla stazione centrale di Cardiff.
Erano pendolari, lo si intuiva chiaramente da quell’espressione rassegnata e un po’ costipata che si posa sulla faccia di chi fa la stessa tratta per lunghi periodi di tempo ( a meno che non siate pendolari sui regionali di Trenitalia: in questo caso l’espressione di
default è “furia omicida). I loro discorsi includevano spesso le frasi: distorsione spazio-teporale, alieni, cacciavite sonico, invasione, distruzione della terra e Tardis. In altri momenti violino, libri, indagini, omicidio, cadavere, esperimenti. I due
travet in questione erano Steven Moffat e Mark Gatiss; il primo produttore e attualmente
showrunner del Doctor Who dopo la defezione di Russel T. Davies che è andato a giocare con i bimbi grandi in America ma che finora non ne ha cavato un bel ragno dal buco, l’altro è attore-sceneggiatore e autore nel Doctor Who di
The Inquiet Dead e di The Lazarus Experiment oltre che comico brillante (certe volte mi sveglio in un bagno di sudore con l’idea che uno dei nostri “attori” nostrani decida di seguire l’esempio inglese: vi immaginate una sceneggiatura della Arcuri? Come si chiamerebbe?
Ris Delitti in Ciociaria?
Carabbbbbinieri 12, damose na’ mossa? Paura, molta paura).
Sherlock Holmes nasce così, tra caffè e
bagels e due laptop dalle batterie molto consumate: entrambi hanno una sana ammirazione per l’opera di Conan Doyle ma soprattutto riconoscono la modernità del personaggio di Holmes, così fuori luogo e fuori tempo da rimanere il classico alienato in qualsiasi contesto lo si voglia collocare. Perché allora non ambientarlo nel presente? Detto fatto. E quindi abbiamo un Holmes
hacker, con sito (
La Scienza della Deduzione), palmare e microscopio elettronico che invece di fumare la pipa si droga di tabacco con i cerotti di nicotina . E Watson? Come sarebbe il Watson moderno? Medico militare rientrato dall’Afghanistan, afflitto da PTSD, con zoppia e bastone e incapace di riadattarsi alla vita civile. Accessoriato di terapista e
blog (blog?! Geniale!!) sul quale nulla scrive….bè perché la sua vita è piena di in unico colore ora. Il grigio.
Finchè non incontra lo splendido Holmes-Benedict Cumberbacht socialmente inetto, che passa come un rullo compressore sulle norme sociali lasciando dietro di sè ego frantumati e sentimenti stroncati ma che è vivo, vivo,
vivo.
Che lo irrita, lo stimola, lo fa infuriare, ridere, vergognare. Il Watson di Martin Freeman ha identità e personalità. E’ più complesso e
dark di quello rappresentato dalla tradizione letteraria e cinematografica. Non più semplice spalla ma
coprotagonista e i dialoghi fra i due, ironici, rapidi, corrosivi sono una delle cose migliori dello show.
Non c’è da stupirsi che li scambino spesso per una coppia!
La miniserie, suddivisa in tre episodi di 90 minuti ciascuno più un pilot
unaired che uscirà solo in dvd-blueray trova la sua punta di diamante nel primo episodio “A Study in Pink”, rallenta leggermente nel secondo The Blind Banker ma ha un fantastico finale nel terzo "The Great Game" che ha finito con il sorprendere anche una vecchia volpe giallistica come la Vostra Affezionata. E siccome più di 7 milioni di inglesi e molti critici televisivi sono rimasti colpiti da questa nuova
Strana Coppia, alla BBC 1 si sono già messi in moto affinché questo non rimanga un esperimento isolato.
Cosa aspettate dunque? Rivolgetevi al vostro cugino (
cough cough ) anglo-americano e procuratevi gli episodi immediatamente!
Elementare, no?
Carmilla